Simone de Jenet

Racconti erotici senza frontiere.
domenica, 22 novembre 2009

Telecinesi

Telecinesi




In un futuro imprecisato, in un luogo imprecisato.






Un gruppo di taccole aggrediva un gheppio. Non ero abbastanza vicino da sapere se fosse un maschio o una femmina, ma lo spettacolo era triste. Il gheppio compiva degli scarti improvvisi, in alto o di lato, per sfuggire agli attacchi delle taccole. Alcuni minuti dopo, nel frastuono del gracchiare delle taccole che non riusciva a coprire i gridi del gheppio, si sono allontanati talmente che non sono più riuscito a distinguere il gruppo sullo sfondo colorato dell'orizzonte.
Pensando al gheppio, sono rientrato a casa triste. Non sapevo se l'aggressione era un tentativo di scacciarlo, per ragioni territoriali, o un più cruento attacco, per ragioni alimentari.
Sono andato in bagno. Mi sono seduto sul W.C. e ho acceso lo specchio, digitando sul pannello posto sulla parete. Lo specchio è realizzato con il nuovissimo X-OLED, che consente di usarlo come specchio quando è spento,  e appena acceso, come un brillante televisore ad altissima definizione, con un realismo delle immagini mai visto prima. Davanti a me scorrevano immagini che apparivano surreali, visto che avevo tolto il volume, come faccio quasi sempre. Mi ero distratto a guardare un fazzoletto usato che avevo lasciato sul bordo del lavandino. Ho pensato che, concentrandomi in modo opportuno, sarei riuscito a realizzare una prova di telecinesi. Ho trattenuto il respiro, mentre tutte le mie onde cerebrali convergevano verso i pochi millimetri di ceramica che facevano attrito col fazzolettino. Per lunghi secondi non è accaduto assolutamente nulla. Poi, il fazzoletto è lentamente caduto a terra. Non so se per il sospiro che è seguito alla mia apnea o per le mie reali capacità mentali. Mi sono trastullato con l'idea di essere riuscito a farlo muovere, in ogni caso. Le immagini che continuavano a scorrere sullo schermo hanno attratto la mia attenzione. Ho alzato il volume. Si parlava della nuova legge che imponeva di rimuovere i simboli religiosi dagli edifici pubblici. La giornalista intervistava dei passanti, la maggioranza dei quali era, lo si capiva dalle risposte, religiosa. La maggior parte degli intervisati concordava nel dar ragione alla legge, deplorando piuttosto quanto accaduto in un paese vicino, noto per la sua intolleranza, in cui i fautori di una legge simile erano stati minacciati. Una matura signora, madre di famiglia, faceva notare che questo era in contrasto con lo spirito tollerante della religione che professavano. Alcune frange estremiste avevano messo in piedi una forma di protesta, non essendo d'accordo con la rimozione dei simboli religiosi, e andavano in giro per strada indossandone di enormi appesi al collo.
Mi sono alzato e ho tirato lo sciacquone centrale, quello medio.
Più tardi, ero dal dottore, nella sala d'attesa. Mi sono seduto di fronte a un anziano signore dall'aria fra l'imbronciata e la preoccupata. Meglio, detesto mettermi a parlare con sconosciuti mentre aspetto il mio turno. Ho tuffato il naso in una stupida rivista, con notizie vecchie. Subito dopo di me, è entrata una donna della mia età, e si è seduta accanto al signore anziano. Era talmente bella che non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Ho deglutito varie volte mentre le guardavo le gambe, sperando che non se ne accorgesse. Indossava una minigonna e una maglietta con una generosa scollatura. Mi sono ricordato dei miei esperimenti mattutini. Ho pensato che avrei potuto esercitare i miei poteri su di lei. Magari costringendola ad alzarsi per venire a sedersi accanto a me, tanto per incominciare. Dopo che i miei occhi avevano errato a lungo dalle sue gambe al suo seno, ho cercato di concentrare i miei pensieri verso la sua testa. Ho posato la rivista e, come se la cosa potesse aiutarmi nella concentrazione, tenevo premute le dita sulle tempie.  Le imponevo di alzarsi. Anzi, e forse questo è stata la causa del ritardo della sua risposta, ho tentato prima di convincerla ad aprire le gambe, che aveva accavallato, ma poi mi sono vergognato e sono tornato a far confluire le mie forze verso il suo cervello. L'anziano signore è entrato nel gabinetto del dottore, prendendo il posto di una donna che ne era appena uscita tenendosi la guancia con espressione sofferente, e un fazzoletto premuto sulla bocca.
Il silenzio che c'era nella stanza mi ha permesso di dedicarmi con rinnovato impegno al mio esperimento.
Sono trascorsi alcuni minuti in una atmosfera irreale, con il solo sottofondo dell'eco del trapano del dentista. Quando la ragazza si è alzata, la sorpresa di averla fatta muovere mi ha fatto distrarre.
Dev'essere stato per questo che mi si è piazzata di fronte, con le mani sui fianchi, dicendomi: "La smette di guardarmi le tette? Cretino!"


postato da Simonedejenet alle ore 17:22 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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sabato, 14 novembre 2009

Zop



E' quasi intelligente come me.
Non è bello come me,
però scrive molto meglio di me.

Se non approfittate a leggerlo finché è gratis, prima che diventi ricco e famoso,
siete fessi.

Zop blog
postato da Simonedejenet alle ore 20:29 | Permalink | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
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martedì, 10 novembre 2009

Loop

Loop

Dedicata a Effettopauli


"...se scrivi, scrivi, cazzo."


Continuo a rigirarmi nel letto. Penso di non riuscire a dormire per il caldo afoso. In fondo, però, non riesco a farmi credere di non sapere che è la tua assenza che mi rende insonne. Ogni tanto cerco di sbrogliare il lenzuolo che si attorciglia intorno a me, intrappolandomi gli arti. Poi sei qui con me, ti abbraccio forte fino a farmi male la braccia. Ci baciamo, le lingue scivolano svelte nella bocca dell'altro. Mi succhi il labbro fino a farmi male, faccio uno scatto indietro con la testa e do una testata contro il letto. Riemergo dallo stato d'incoscienza per accorgermi di essere solo, di nuovo, nel groviglio di lenzuola. Il cuscino è caduto a terra. Lo afferro con fatica, me lo rimetto sotto la nuca. Lo giro perché è sudato. Poco dopo sei di nuovo qui, sei sopra di me, mi fissi con uno sguardo enigmatico, come se volessi leggermi dentro. Ne sono spaventato e lusingato allo stesso tempo. Sento ogni centrimetro della tua pelle aderire alla mia. Avverto un'erezione spingere contro di te. Strusci su di me, mi baci il collo, mi lecchi il viso, prendi in mano un seno e me lo spingi in bocca, costringendomi ad aprire le labbra. Cerco di prenderne in bocca il più possibile, leccando il capezzolo. La mia lingua picchietta mentre mi sento soffocare dal tuo seno in bocca e dal tuo petto che mi chiude il naso. Una tua mano scende verso il mio cazzo, lo schiaccia contro il mio ventre, sale, poi scende verso le palle, un'unghia segue il centro esatto del mio corpo, quella riga dello scroto che sembra quasi una cucitura, continua fino a lambirmi l'ano, poi esercita una leggera pressione. Al limite dell'apnea mi ribello alla tua pressione addosso. Mi accorgo di avere la testa nel cuscino che mi soffoca. Mi rigiro ancora. Prendi un mio capezzolo fra le labbra. Inarco la schiena, chiudo gli occhi e mentre li chiudo godo del tuo sguardo soddisfatto. I denti si stringono intorno al capezzolo, mentre con le dita pizzichi l'altro. So, sai che la cosa mi fa impazzire. Le tue labbra scendono sul mio ventre, alternando leccate e strisciate con gli incisivi. M'infili la lingua nell'ombelico. Mi baci la punta del cazzo, lo prendi delicatamente in mano, lo scopri e infili la punta della lingua nel buco. Non avrei dovuto restare sorpreso, visto che sei lì, ma quando lo prendi tutto in bocca, accade lo stesso e mi manca il respiro. Affondi la testa fra le mie gambe, mi afferri forte le gambe, dove finiscono le natiche, e vai su e giù con la bocca. Allunghi una mano e mi pizzichi un capezzolo. Rallenti, appena ti accorgi che sto per venire. Risali lungo il mio corpo, premi le tette morbide e grosse contro il mio cazzo, lo seghi un po', poi continui a salire. Me lo intrappoli fra le cosce e ci strusci la fica contro, sul dorso. Mi schiacci le spalle contro il letto, mi mordi ancora un capezzolo, il collo, poi un orecchio. Sollevi il bacino, con una mano prendi il cazzo e te lo spingi dentro. Le tue mani sono schiacciate contro il mio petto, mentre incominci a muoverti piano. Sono sudato, siamo sudati. Passo il dorso di una mano sotto una tua ascella e la odoro. L'effetto è che sono eccitato ancora di più, ti afferro per i fianchi e ti ribalto sule letto, senza uscire da te. Ti afferro  i polsi e comincio a pompare dentro di te frenetico. Ti lecco i capezzoli, ora l'uno ora l'altro. Sento che sto per venire. Mi ritrovo per terra, senza capire come ci sono finito. Vado in cucina a riempirmi un bicchiere d'acqua. Ne bevo tre di seguito. Mi riavvio sconfortato al letto, tiro su il lenzuolo alla meglio, risistemo prendo il cuscino tuo, che è asciutto e mi stendo ancora, mesto. Alcuni minuti più tardi ricompari. Sono mezzo sopra di te, posato al tuo fianco. La mia mano ti sfiora il seno. E' così piccolo, adesso, che sento appena il capezzolo turgido solleticarmi il palmo. Ti bacio le scapole, le mie mani ti scivolano lungo le spalle. Ti bacio ancora, ai lati della bocca, poi sulle palpebre, le guance, il collo, i seni. Scivolo piano con le labbra fra i tuoi seni, e intanto con la mano cerco il tuo ventre. Una breve sosta intorno al tuo ombelico, poi, più giù, avverto il contatto con i tuoi peli pubici. Allargo la mano e la riempio di te. Non sono affatto sorpreso di avere fra il dita un piccolo cazzo moscio. Muovo la mano speranzoso di sentirlo inturgidire nella mia mano. Ci premo contro il palmo e muovo la mano su e giù. Il tuo capezzolo nella mia bocca aderisce al petto senza seno, che è scomparso del tutto. Non resisto, la bocca scivola a dare il cambio alla mano. Prendo il tuo cazzo in bocca e succhio lasciandomelo crescere in bocca. Poi, mentre la mano continua a tirarlo su, ti lecco un inatteso scroto. Prendo le palle in bocca, insieme, poi una, l'altra, tastandone la consistenza con la lingua. Mi sollevo sui gomiti, mi tiro su e lo prendo in bocca fino a sentirlo in gola, ormai in piena erezione. Solo adesso mi decido a guardare il tuo viso. I miei occhi risalgono lungo il tuo petto glabro, e vedo il tuo mento all'insù, segno inequivocabile della tua testa rovesciata dal piacere. Mi lascio scivolare risalendo su di te, fino a sentire i nostri cazzi che si toccano, rimbalzando di qua e di là. Incollo la bocca alla tua e ci rotoliamo nel letto. Ovviamente mi ritrovo di nuovo a terra, solo, sudato. Rinuncio a dormire. Mi alzo, apro la porta e scendo in spiaggia a nuotare. L'acqua, sul mio corpo sudato, è freddissima.

postato da Simonedejenet alle ore 21:07 | Permalink | commenti (35) / commenti (35) (pop-up)
categoria: tette, cazzo, fica, pompino, cunnilingus, nuda

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